urbino

Interpretare il genius loci è ritenuta una delle prerogative dell’arte italiana del Ventesimo Secolo, che ha dato prova di consapevolezza e maturità soprattutto quando si è trovata a confrontarsi, direttamente o indirettamente, con la storia dell’arte. Penso ai capolavori  come lo Spirato (1973) di Luciano Fabro, a L’Etrusco (1976) di Michelangelo Pistoletto o ai Sacchi di Alberto Burri, ispirati ai polittici di Piero della Francesca rigorosi nelle loro composte volumetrie. Una sorta di DNA che si ritrova, quasi inalterato, nelle prove delle ultimissime generazioni, chiamate a relazionarsi con i sotterranei del palazzo Ducale di Urbino in occasione della mostra Nuove Identità. Otto studenti dell’Accademia di Belle Arti hanno interpretato gli ambienti di “servizio” del complesso monumentale voluto da Federico da Montefeltro, che ospitavano allora le funzioni indispensabili per la vita dei piani superiori: la neviera, la selleria, i bagni, le terme e i depositi di legname. Con discrezione e rigore, hanno realizzato altrettante opere che si sono adattate alla perfezione agli spazi, i quali conservano ancora tracce leggibili della loro storia, senza mai eccedere nelle proposte, in un equilibrio preciso tra rispetto del genius loci e linguaggi contemporanei all’interno di un percorso di visita adattato alle esigenze del visitatore del palazzo.

Dal testo in catalogo di Ludovico Pratesi “Genuis Loci e Nuove Identità”