paolantoni

Il “Dadettismo” di Francesco Paolantoni

“Nell’impostazione tradizionale – pro e contro il dualismo [delle funzioni riflessive e creative della mente umana n.d.r.] – due mondi si affrontano: il mondo degli “stati fisici” e quello degli “stati mentali”. Per Popper accanto a questi sussiste invece una sorta di terzo mondo: esso è quello “dei prodotti della mente umana, come i racconti, i miti esplicativi, gli strumenti, le teorie scientifiche (sia vere che false), i problemi scientifici, le istituzioni sociali e le opere d’arte” Tale terzo mondo è un mondo di prodotti della mente, ma non necessariamente è plasmato dai progetti, intenzioni, volizioni, desideri del “soggetto” umano. Anzi esso si struttura in modo indipendente dal soggetto, è per un certo aspetto impersonale.

Ci piace partire da questa considerazione di C. Ancona, ancorchè colta nella sua evidente genericità, essendo espressa originariamente in un contesto letterario diverso (nella fattispecie una riflessione filosofica sull’uomo e le partizioni psico-dinamiche della mente) non certo per sfoderare un abbrivo “colto” ma piuttosto per argomentare in maniera “estensiva”, con curiosità ma conservando al contempo la maggiore appropriatezza possibile, della nuova esternazione in arte di Francesco Paolantoni, già attore di fama, oggi inaspettato, originale creatore nel campo della figurazione; per scandagliarne, se preferite una proposizione più forbita, l’io motivante, esperirne la condizione (costrizione?) ispirativa e creativa primaria in questo suo nuovo linguaggio (che è poi, in una visione totalizzante, espressione modale complementare e non succedanea della necessità comunicativa prima ancora che artistica, del Paolantoni attore comico (ed in subordine rovocatoriamente e tautologicamente “artigiano, modellatore di pane, colorista, ideologo, filantropo, cialtrone, amatore, poeta“).

Tale definizione introduttiva poi identifica e circoscrive concettualmente il luogo dove batte realmente il cuore di ogni artista che, come diceva Garcia Marquez “ha più stanze di un bordello” e che, chiosando, Maurizio de Giovanni indica efficacemente come il posto dei “… pensieri e le sottili nostalgie di un uomo che ha la fortuna e la condanna di guardare il mondo in tutto un altro modo…”

Paolantoni artista figurativo appartiene per intero, emblematicamente, a quest’area di terzietà espressiva (a cui fa quindi riferimento, in condizione che diremmo solo parcellare, lo stesso Paolantoni attore), area in cui si decanta in forma libera e onnicomprensiva l’espressione più alta e sincera del sentimento umano. Peraltro questa sottende la stessa coabitazione mentale che proprio l’ A. non esita a definire in alcune ripetute video-interviste del web, di “nevrosi”, cooptando così, implicitamente l’espressione complessiva dell’arte quasi nell’ambito delle opzioni psico-terapeutiche. Si tratta di fatto di riflessioni (quelle relative allo “psichismo” dell’arte) assolutamente non nuove né originali e consegnate da tempo alla vasta area letteraria che indaga in ispecie sull’arte stessa come condizione (e coartazione!) di una parte “estrema” dell’espressività umana.

Sono di pari attinenza le considerazioni espresse da Aniello De Luca che, scrivendo di Paolantoni ne individua e valorizza una “linea di continuità”, sotto il profilo dell’approccio all’attività espressiva, tra l’artista “figurativo” e quello “performativo”……..

Pasquale Del Cimmuto